La Secca del Capo

Zona A dell’Area Marina Protetta Plemmirio

Difficoltà

Medio per entrambi gli itinerari Elevato (con presenza di corrente)

Profondità Max.

18 metri (percorso verde) 30 metri (percorso rosso)

Visibilità

Buona / sufficiente (se è presente corrente verso sud)

Interesse

♥ ♥ ♥ ♥ ♥ Da non perdere

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Descrizione

La Secca del Capo si trova proprio nel cuore della Zona A della AMP, a poca distanza da Capo Murro di Porco. La ricchissima fauna che abita i suoi fondali, spesso in grado di riservare ai subacquei incontri inusuali ed indimenticabili, rendono le immersioni effettuate in questo sito molto emozionanti. Elemento fondamentale della Secca è la corrente, che qui può essere anche molto sostenuta. La corrente condiziona tutti gli aspetti dell’immersione: la sua presenza determina l’abbondanza di vita; la sua direzione influenza la trasparenza dell’acqua, peggiore quando è diretta verso sud. Infine, quando di forte intensità, può rendere l’immersione adatta solamente a subacquei esperti e allenati.

La secca ricorda per la sua forma un panettone roccioso che da 33 metri di profondità risale fino a 13 sotto al livello del mare. La sommità si estende su una superficie pari a quella di un campo da tennis, è piatta e risulta spesso ben visibile fin dalla superficie. Scendiamo lungo la cima del gavitello e una volta giunti sul cappello della secca ci muoviamo in direzione del suo versante nord, quello che guarda verso Siracusa. Qui ci fermiamo qualche istante, proprio sul bordo di una cigliata che cade verticale sotto di noi: immersi in muri di castagnole e boghe, avremo la possibilità di ammirare numerosi dotti, barracuda immobili nella corrente, grosse cernie brune e saraghi. Scendendo lungo il versante nord, tra i 18 e 20 metri, troviamo anfratti ricchi di organismi incrostanti colorati che spesso sono rifugio di magnose e cernie.

Poco oltre arriviamo nei pressi di un grosso masso poggiato sulla sabbia a 31 m di profondità e inclinato verso la parete della Secca. Qui possiamo avvicinarci ai barracuda più grossi ed osservare cernie e corvine che hanno eletto la cavità al di sotto del masso a propria tana. A questo punto, sono possibili due diversi itinerari in base alla profondità massima che si è intenzionati a raggiungere. Possiamo infatti decidere di continuare l’immersione lungo la batimetrica dei 18-20 metri oppure di raggiungere il fondo sabbioso su cui poggia la Secca, posto a 33 metri di profondità. Il profilo di immersione più profondo ci conduce attraverso un archetto roccioso riccamente colonizzato da organismi incrostanti, quali madrepore gialle, spugne e briozoi; qui sono anche frequenti i nudibranchi del genere Flabellina e Cratena. Lungo le pareti numerosi grandi esemplari di murena fanno capolino dalle fratture nella roccia.

Allontanandosi un poco dal panettone roccioso, sul limitare della zona sabbiosa, scorgiamo alcuni grandi blocchi rocciosi appiattiti. Qui, in mezzo ai due blocchi più grandi, si apre un corridoio che ospita sul suo lato sinistro una profonda tana riparo di cernie brune, corvine e musdee. Tornando in direzione della secca e risalendo la parete oltrepassiamo una sella posta a circa 20 metri di profondità, sulla cui destra svetta un pinnacolo roccioso. Ci troveremo quindi all’interno di un canalone che, risalendo obliquo fin quasi al sommo della secca, conduce ad una tana frequentata da cernie e da grosse murene. A questo punto ritorniamo sulla sommità della secca per concludere il giro e poter rivedere sul lato nord i dotti e i barracuda. Quindi risaliamo lungo la cima del gavitello facendo attenzione a non distaccarcene mai.

Il profilo meno profondo, dopo essersi affacciati e aver seguito la caduta sul versante nord fino alla profondità di 18 m, ci conduce ad una parete verticale completamente ricoperta da un tappeto di madrepore arancioni che si estende per circa una decina di metri in profondità. Proseguendo con il panettone roccioso alla nostra sinistra saremo circondati da decine di dotti e grossi saraghi che proprio nelle cavità e nelle fessure poste a questa profondità trovano rifugio. Ci ricongiungeremo quindi al primo percorso in corrispondenza della sella rocciosa per poi concludere il perimetro della secca e riguadagnare la cima del gavitello e quindi la superficie.

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